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  • Operatore Reiki. Abilitazione conseguita presso ISU (Istituto di Scienze Umane) Trattamenti di base Info: giulio.u@hotmail.it
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Testo Libero

DOMANDA:
Un tipico Trattamento Reiki in cosa consiste?

RISPOSTA:
Il ricevente viene fatto sdraiare su una superficie comoda (un lettino terapeutico fisso, mobile, un tatami, letti o divani). E' opportuno usare anche un velo di carta sanitaria per una questione di igiene.
A questo punto, l'operatore che è una persona iniziata al Reiki canalizza l'Energia Universale, in modo amorevole e rispettoso, attraverso una delicata imposizione delle mani sul ricevente.

DOMANDA:
E mi devo spogliare per questo?

RISPOSTA:
Assolutamente no! Reiki è così potente da passare agevolmente attraverso i vestiti; inoltre è una pratica che si basa sulla sobrietà e sul rispetto del prossimo e capisci bene che se ci si dovesse spogliare questo potrebbe dare adito a grossi fraintendimenti nonché imbarazzo e impossibilità a rilassarsi.

DOMANDA:
Allora Reiki non è un massaggio? E il contatto può avvenire su parti intime?

RISPOSTA:
No, Reiki non è un massaggio, è trasmissione energetica! Reiki prevede un contatto minimo, delicato, rispettoso. La mano si appoggia sul ricevente con una forza che potresti quantificare in circa 5 grammi di peso: pur essendo delicato, è tuttavia un appoggio; occorre evitare, infatti, che la mano, indecisa, tremi, in quanto disturberebbe il rilassamento.

E' opportuno che l'operatore eviti di trattare parti intime attraverso il contatto con le mani, salvo diversi accordi preventivi tra il ricevente e l'operatore - per motivi teraputici. Essendo infatti possibile trattare a livello energetico anche senza toccare la persona (mantenendo la mano sospesa a circa 5-10 cm. dal corpo del ricevente) il contatto diretto con le parti intime risulta del tutto superfluo; e in ogni caso sarebbe fuorviante, imbarazzante e per nulla professionale.

DOMANDA:
E mentre l'operatore mi impone le sue mani, io cosa devo fare?

RISPOSTA:
In realtà nel Reiki non si deve fare niente; puoi fare quello che ti senti al momento. E' consigliabile tuttavia sfruttare l'elevata capacità distensiva e rilassante dell'Energia Universale per sciogliere le proprie tensioni fisiche, alleggerire i propri carichi mentali ed emozionali: in poche parole lasciati andare il più possibile al piacere del relax fine a se stesso. Potresti scoprire addirittura di addormentarti dopo pochi minuti. Il tuo organismo utilizza Reiki non solo per riequilibrarsi, ma anche per rigenerarsi.

DOMANDA:
Allora mi conviene stare in silenzio durante la seduta Reiki?

RISPOSTA:
In effetti il tuo silenzio ti permette di prendere maggiormente contatto con te stesso, in un contesto mirato in cui per definizione sei fuori dai ritmi frenetici del vivere quotidiano. Per un oretta lascia che il mondo corra pure senza di te.
E il tuo silenzio permette anche all'operatore di mantenersi concentrato e presente, sfruttando così in modo completo le potenzialità del Metodo Reiki.

DOMANDA:
A chi è indicato il Reiki? chi può trarne beneficio?

RISPOSTA:
Mikao Usui, padre del Metodo Reiki, diceva che ricevere questa energia è una sorta di benedizione, intendendo con questo una accezione molto pratica. Più Reiki si riceve, diceva Usui, meglio è! Reiki è facile da imparare, in quanto molto semplice. Esso funge da supporto e da integrazione a tutti i metodi medico-terapeutici. Riattiva e accelera i processi naturali di autoguarigione; dà aiuto a livello fisico, a livello mentale, a livello emozionale e a livello spirituale. E' efficace contro lo stress, favorisce il rilassamento, dona vitalità e gioia di vivere. E' consigliato come coadiuvante di qualunque processo di guarigione.

DOMANDA:
E quante sedute occorrono per sentirne i benefici?

RISPOSTA:
Una seduta (di un ora circa) fa molto e la persona con un minimo di sensibilità può già coglierne gli effetti, sia nella veglia che nella qualità del sonno. Naturalmente, 4-5 sedute creano un effetto cumulativo capace di convogliare assai più efficacia nell'ottica di ristabilire il benessere psico-fisico. In definitiva, il numero di sedute varia in proporzione alle problematiche che si intende affrontare.

DOMANDA:
Con che cadenza vanno effettuate le sedute di trattamento Reiki?

RISPOSTA:
Questo è estremamente variabile. Una volta ogni tanto se si vuole favorire distensione e rilassamento, quindi come semplice antistress. A cadenza più fitta qualora si voglia utilizzare l'energia come coadiuvante di specifici processi di guarigione: in questi casi le sedute possono essere anche quotidiane.

DOMANDA:
L'operatore di un Trattamento Reiki ci fa una diagnosi?

RISPOSTA:
Assolutamente no! L'operatore energetico potrebbe anche essere un medico, ma la maggior parte delle volte è semplicemente una persona senza alcuna competenza medica che mette a disposizione il suo tempo per favorire il benessere altrui. Nessuno, oltre al medico è autorizzato ad effettuare diagnosi, a prescrivere farmaci (o suggerirne la sospensione) o ad usare sostanze medicamentose: l'operatore Reiki si deve dunque astenere rigorosamente da questo tipo di ingerenza.

DOMANDA:
Ok, ma l'operatore mi potrà pur dire che cosa ha percepito durante il trattamento. O no?

RISPOSTA:
Come abbiamo visto prima, è importante per entrambi, operatore e ricevente, mantenere un contesto tranquillo e silenzioso, tuttalpiù con della buona e rilassante musica di sottofondo.
Al termine del trattamento, l'operatore, con molta discrezione, sobrietà e professionalità può dare voce a quanto la sua sensibilità ha manifestato durante il trattamento stesso, ricordando che le sue sensazioni non hanno carattere di obiettività assoluta, quanto piuttosto di semplici indicazioni.

Testo Libero

 
09-03-2009
DARWIN 1809-2009
A distanza di duecento anni dalla nascita di Charles Darwin, la cui teoria ha rivoluzionato la nostra vita, è stata organizzata una mostra dedicata al celebre naturalista inglese, curata da Niles Eldredge, Ian Tattersall e Telmo Pievani.
La mostra è ospitata presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma fino al 3 maggio 2009. Le prossime tappe saranno Milano (4 giugno 2009 - 25 ottobre 2009) e Bari (novembre 2009 - marzo 2010).
Il modello della Riprogrammazione, messo a punto dal Prof. Mario Papadia, poggia su una concezione evoluzionista della psicologia umana, secondo la quale i comportamenti di base dell` uomo sono stati plasmati, nel corso dei millenni, da meccanismi di selezione. Un approccio che ha il merito di contrastare l`inclinazione a patologizzare il comportamento umano.
Si tratta un`occasione interessante per ripercorrere la storia del grande naturalista e per confrontarsi con la visione evoluzionista, che ha tanto influenzato anche le scienze umane in generale.

Maggiori informazioni sono disponibili all`indirizzo www.darwin2009.it
Wednesday 11 may 2011 3 11 /05 /Mag /2011 03:14

21 Marzo 2011 → 21 Marzo 2014 in Novità dalla Comunità Scientifica

 

Jessica Marshall, New Scientist, GB, in Internazionale 25/02/2011 n. 886

 

Nelle Mille e una notte la favorita Sheherazade si sottrae all'esecuzione, alba dopo alba, raccontando al marito misogino novelle mozzafiato. Oggi rimaniamo incollati davanti all'ennesimo episodio di Madmen fino alle due di notte pur sapendo di dover andare al lavoro il giorno dopo. Perché troviamo le storie così avvincenti? Come la lingua, la religione e la musica, anche le storie esistono in ogni cultura: fanno parte di ciò che ci rende umani. Gran parte della nostra coscienza assume la forma di racconto interiore in cui tentiamo di capire noi stessi e le nostre azioni. Raccon¬tiamo storie per dare un senso al mondo, per comunicare e per influenzare gli altri.

Alcuni ricercatori hanno cercato di capire in che modo le storie incidono su di noi. Michael Gazzaniga, dell'università della California di Santa Barbara, è stato tra i primi a mettere in evidenza il ruolo centrale della narrazione nella psicologia umana. Studiando i casi di persone nei quali il legame tra i due emisferi cerebrali si era spezzato, Gazzaniga ha dimostrato che quello sinistro è specializzato nell'interpretazione di emozioni, azioni ed esperienze in forma di racconto. Crede anzi che sia questo a creare il nostro senso dell'io indivisibile. Sembra inoltre che usiamo la narrazione per conciliare coscienza e inconscio, come quando facciamo scelte sulla base del ragionamento inconscio e poi inventiamo storie per giustificarle e razionalizzarle.

Non sorprende che anche le storie raccontate dagli altri abbiano presa su di noi. Le due modalità di racconto hanno molto in comune, come ha scoperto Daniel Morrow più di vent'anni fa, mentre studiava come vengono gestite le informazioni quando si legge una storia. Morrow ha scoperto che i lettori riescono a rispondere più velocemente alle domande sugli oggetti presenti nella stanza in cui si trova un personaggio che non su quelli nelle altre stanze del racconto. Allo stesso modo Rolf Zwaan, dell'università Erasmus di Rotterdam, nei Paesi Bassi, ha dimostrato che i lettori rispondono più velocemente alle domande sugli eventi del passato recente di un personaggio che non a quelle sulle sue esperienze più lontane. Sembra proprio che non raccontiamo storie solo per capire noi stessi, ma che ci appropriamo delle storie altrui.

Una ricerca pubblicata nel 2009 sembra confermarlo. Quando l'équipe diretta da Jeffrey Zacks della Washington University di St Louis, in Missouri, ha effettuato una risonanza magnetica funzionale su dei volontari che leggevano una storia o guardavano un film, ha scoperto che le regioni cerebrali attive nelle situazioni reali si accendono anche quando un personaggio di fantasia si trova in situazioni simili. Il cervello, inoltre, risponde nello stesso modo sia a una storia scritta sia a un film d'azione realistico. Cosa ci fa identificare così tanto con i personaggi di fantasia? Paul Zak della Claremont Graduate University, in California, pensa che la chiave sia l'ossitocina, un ormone prodotto durante le esperienze piacevoli come l'allattamento e il sesso.

Come pioniere della ricerca sull'ossitocina, Zak ha ideato vari modi per stimolarne il rilascio. Finora il più efficace è una storia dalla forte carica emotiva. Nei volontari che hanno guardato un filmato di cinque minuti su un bambino con un tumore al cervello in fase terminale i livelli di ossitocina sono aumentati in media del 47 per cento rispetto ai volontari che hanno guardato un filmato, senza implicazioni emotive, dello stesso bambino che va allo zoo.

"La variazione dell'ossitocina corrisponde al grado di empatia". Per Zak questo spiega perché possiamo essere indotti a guardare in tv un episodio dopo l'altro di The wire. "Ne siamo coinvolti in maniera empatica. Non possiamo fare a meno di preoccuparci per quelle persone". E poi, dice Zak, ci fa sentire bene, perché l'ossitocina facilita il rilascio dei neurotrasmettitori, come dopamina e serotonina, associati a gratificazione, piacere e sensazioni di benessere.

 

Da "www.riprogrammazione.com"

Di Giulio Uffreduzzi
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Saturday 28 february 2009 6 28 /02 /Feb /2009 07:35

COSA E' REIKI

Anche per chi pratica Reiki da molti anni, anche per chi è Maestro di Reiki da molto tempo, non è facile rispondere a questa domanda.

Innanzitutto è bene chiarire che non ci sono molti tipi di Reiki, ma molti modi diversi di praticare, di intendere e di conoscere Reiki.

Ognuno è libero di scegliere il modo che ritiene più opportuno e adeguato alle proprie esigenze.

Reiki non è una religione perchè non è un sistema di regole che dicono come o quale divinità adorare.

Reiki non è una disciplina perchè non ci sono esercizi.

Reiki non è una filosofia o una scienza perchè non pretende di spiegare o sperimentare o dimostrare attraverso la ragione.

Reiki non ha nulla a che vedere con la medicina o la psicologia perchè non si occupa di debellare i sintomi fisici o psichici, non utilizza sostanze di alcun tipo, ma cerca di risalire alla causa spirituale della sofferenza.


REIKI
è una parola giapponese che significa "Energia Vitale Universale" e nasce dall'unione di due concetti:


REI
che possiamo definire come Forza Spirituale e che contiene gli ideogrammi che in giapponese significano "Pioggia" , "Bocche" e "Fare sacrifici"

KI che è un concetto fondamentale nella Medicina Tradizionale Cinese e nelle Arti Marziali e che possiamo tradurre come "Energia che scorre nel Corpo" o "Forza Interiore".
Qui ritroviamo l'ideogramma che rappresenta la pioggia insieme ad un altro che significa "Chicco di Riso"

Come funziona Reiki? Perché si guarisce?

Può sembrare una affermazione paradossale, ma non c'è nulla da cui guarire perchè la malattia è già la cura.

La malattia è la cura della nostra anima.

Quando una persona, di fronte a un sintomo, dice di voler guarire, bisogna capire se vuole rimettere tutto come era prima o se è disposta a cambiare le proprie abitudini di vita.

La malattia è il segnale che bisogna cambiare.

Possiamo parlare del corpo fisico come una specie di involucro che contiene gli organi preposti al mantenimento della vita. Sorvolando sull'aspetto anatomo-fisiologico, che tratteremo in altra sede, all'interno del corpo esistono anche sottili e complesse elaborazioni degli stimoli esterni che vanno sotto il nome di emozioni, sentimenti, sensazioni, pensieri etc. Immaginiamo una serie di bamboline russe una dentro l'altra, dalla più grande alla più piccola. Chiameremo quest'ultima essenza, o anima, o principio informatore. Questa piccola bambolina conosce perfettamente il suo compito e informa di sé tutte le altre, che ne sono il riflesso.

Mano a mano che cresciamo, informazioni sempre più numerose e conflittuali entrano nel nostro organismo e interferiscono con l'originaria purezza del principio informatore. D'altra parte è anche una prova, una sfida, quella di riuscire a mantenere o ritrovare la natura originaria. Gesù dice che per entrare nel Regno dei Cieli occorre "ritornare come bambini..." Se le bambole più grandi cominciano a deformarsi o a danneggiarsi, la bambolina piccolina in qualche modo deve manifestare che qualcosa non sta andando secondo i piani stabiliti, che l'integrità delle varie parti è minacciata e a lungo andare potrebbe portare alla distruzione del sistema.

Il dolore è l'informazione che qualcosa non va, lo stesso dolore che ci fa togliere la mano dal fuoco ci dice anche che stiamo andando nella direzione sbagliata, o perlomeno che non stiamo realizzando la nostra vita, ma forse quella di qualcun altro. Il bambino impara alla svelta a comportarsi come ci si aspetta da lui per ricevere amore, ma così facendo, anno dopo anno, finisce per imparare a vivere più in funzione delle aspettative e dei giudizi degli altri che per se stesso e secondo i propri veri desideri. Che succederebbe alla mano che sta sul fornello acceso se invece di toglierla rapidamente dal fuoco prendessimo una pasticca di qualche sostanza antidolorifica? Ammesso che facesse effetto immediatamente e che la mano rimanesse sul fuoco, non sentiremmo più dolore, ma la mano dopo un po', non esisterebbe più, sarebbe bruciata completamente.

E' ovvio che questi esempi sono paradossali, ma ci servono per comprendere in che modo funziona il sistema Mente/Corpo. Il dolore ci informa che qualcosa non va. E il dolore non riguarda solo il corpo, ma tutto l'ambito relazionale della nostra vita. L'interazione con i genitori, con i parenti, con gli insegnanti, con i media, con l'autorità, con il lavoro, con il marito o con la moglie influenzano continuamente le nostre scelte. Esiste una linea fragilissima che si snoda fra gli eventi esterni e il nostro modo di integrarli nella nostra vita.

Questo si chiama cammino di crescita. Occorre grande lucidità, maturità e responsabilità per riuscire a seguire questo filo che passa attraverso tutti gli estremi: tra vita e morte, fra te e me, fra le mie esigenze di uomo e le mie responsabilità come padre, fra la solitudine e la dipendenza, fra gli istinti bestiali e la più elevata spiritualità.

La vita si snoda attraverso continui conflitti, che altro non sono che prove che permettono alla mia anima di compiere il suo passaggio in questa vita. Quando non voglio vedere un conflitto, questo deve trovare un modo per manifestarsi. Il modo è il dolore. Il dolore non è una punizione, non è una necessaria condizione dell'esistenza umana, non siamo nati per soffrire né la vita è sofferenza. Il dolore è un segnale che richiama la nostra attenzione su noi stessi quando ci stiamo dimenticando di chi siamo e di cosa vogliamo veramente. Diventiamo ciechi quando non vogliamo vedere, non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, restiamo paralizzati in un letto quando non vogliamo più andare avanti, perdiamo la voce quando abbiamo paura di dire la verità.

La vita dell'adulto è piena di conflitti. Compito dell'adulto è sviluppare la capacità di risolvere tali conflitti, e risolverli con amore, integrità e rispetto. Da qui si arriva alla saggezza. La malattia è il conflitto che non voglio vedere, che mi rifiuto di accettare, la malattia è la scelta che non voglio compiere, è la vita che non voglio vivere.
E se io non voglio vivere la mia vita, mi ammalo. E se continuo a essere quello che gli altri vogliono che io sia, mia ammalo ancora più gravemente. E se prendo pastiglie per risolvere il conflitto, o bevo o mi drogo o mi distraggo da me in qualunque modo, la malattia diventa ancora più forte, grida con voce sempre più alta per farsi sentire. E se un giorno un signore in camice bianco mostrandomi una lastra mi dice che mi rimangono pochi mesi di vita, quello è uno specchio in cui posso finalmente vedere, forse, quello che io mi sono fatto.

La lastra è una foto che indica chiaramente a che livello di menzogna io sono nei miei confronti, quanto profondamente ho mentito a me stesso, quanto sono stato incapace di onorare i doni ricevuti, di riconoscere i miei sentimenti e di esprimerli. Le persone che guariscono dai tumori sono semplicemente persone che finalmente hanno scelto di vedere, di aprire la mente e il cuore e cominciare a recuperare il tempo perduto. Come ci si ammala, così si guarisce…

Reiki ci aiuta a guarire perchè semplicemente ci rende consapevoli del significato della malattia.

Possiamo quindi affermare che dal punto di vista spirituale ogni disturbo è di origine psicosomatica. Come potrebbe essere altrimenti? Psiche significa "Mente" e soma significa "Corpo". Il processo psicosomatico si mette in atto quando non voglio riconoscere consapevolmente l'esistenza di un conflitto in qualsiasi aspetto della mia vita e conseguentemente non mi prendo la responsabilità di risolverlo. Allora è il corpo che si incarica di dirimere la controversia. La somatizzazione è il trasferimento dell'incarico di risoluzione del conflitto dalla Mente, che ha strumenti come la logica, la fantasia, l'astrazione, l'analisi, la sintesi, al Corpo, che utilizzerà le escrezioni, le secrezioni, gli organi di senso, le ghiandole, gli organi interni, i tessuti etc. per risolvere il problema.

Un esempio per tutti: se qualcuno mi sta sullo stomaco, se proprio non posso mandarlo giù, se quello che fa o che dice non lo posso digerire, e io non mi prendo scientemente la briga di dirglielo, sarà il mio corpo a fare di tutto per digerire il boccone amaro: immettendo sempre maggiori quantitativi di enzimi digestivi. Ma siccome la situazione pesante non è dentro la pancia nella realtà, a lungo andare gli acidi gastrici corroderanno le pareti dello stomaco stesso. E quando mi verrà l'ulcera, potrò scegliere se decidermi finalmente a risolvere da persona matura il conflitto oppure nascondermi dietro una pastiglia di anti-acido. Nel primo caso guarisco, nel secondo obbligo l'organismo a continuare a farsi carico di una situazione difficile e con il farmaco indebolisco la sua azione risolutiva. Sto praticamente sparando sulle mie truppe. Il corpo aumenterà le dosi di enzimi, io quelle di farmaci finché il sintomo da acuto diventerà cronico e poi sindrome e così via.

Il processo di guarigione

Attraverso il condizionamento subìto fin dall'infanzia abbiamo imparato così bene a prendere le distanze dalle nostre emozioni e dalla nostra verità che a volte risulta difficile entrare in contatto con noi stessi e riconoscere quello che davvero sentiamo. Quello che accade con Reiki è che attraverso il trattamento o l'iniziazione si inverte il processo della malattia.

Il corpo viene nutrito di nuova energia che libera i blocchi e riporta alla consapevolezza le cause della sofferenza. E' come se si invertisse il processo psico-somatico: nell'esempio precedentemente citato, quando do Reiki allo stomaco, progressivamente l'ulcera guarisce, perché sanando il conflitto sul piano fisico, l'informazione ritorna alla coscienza, da dove era partita. Un esercito fresco e riposato sconfigge le truppe che assediano la cittadella e ne liberano gli abitanti: in questo caso le emozioni e i pensieri. Si chiama processo di guarigione il continuo e progressivo afflusso di informazioni, sotto forma di sentimenti, situazioni, ricordi, pensieri che affluisce dal corpo agli strati superiori della coscienza. E' un passaggio obbligato richiesto dalla natura stessa dell'intervento.

Reiki guarisce in modo naturale, non si occupa di debellare un sintomo o di asportare un organo, ma nel rispetto dell'interezza dell'individuo ricerca la causa prima che ha determinato l'insorgere della malattia. Quasi sempre la causa è nell'infanzia, a volte è di natura karmica e quindi riguarda addirittura le vite passate, a volte riguarda una situazione presente o recente. La causa più frequente è la mancanza di amore e di protezione, nelle patologie più gravi la violenza fisica o psicologica.

Chi vuole guarire deve essere disposto a guardare il film della sua vita e ricercare con onestà e chiarezza tutti i "vuoti di amore" e cominciare a riempirli con le proprie mani. Deve togliere gli scheletri dagli armadi e dargli finalmente sepoltura e lasciarli andare con Dio. Deve prendere per mano quel bambino ferito che è dentro di lui e dargli tutto l'amore e la protezione che non ha ricevuto.

L'adulto deve fare pace con se stesso e gli altri e smettere di colpevolizzare o fare la vittima, smettere di giudicare, di ferire, di odiare se stesso e gli altri, smettere di chiudere la propria vita in un personaggio che fa o dice esattamente ciò che si aspetta da lui.

Guarire significa imparare ad amarsi, a onorarsi, a rispettarsi.

Reiki non opera in contrasto con le terapie convenzionali nè pretende di sostituirsi ad esse. Sono anzi molti i medici e gli psicologi onesti e coscienziosi che dopo aver praticato loro stessi Reiki lo consigliano ai loro pazienti, affinchè ne traggano benefici.

Integrità dell'insegnamento di Reiki

Reiki è una disciplina giovanissima in Occidente. La sua diffusione inizia negli anni 80 e trova immediatamente un terreno fertile per crescere assumendo in pochi anni proporzioni considerevoli. Soprattutto negli ultimi anni, data la semplicità e l'efficacia di Reiki, questo metodo di Guarigione Naturale conosce una impressionante espansione, a scapito a volte, di una corretta e fedele trasmissione delle informazioni concernenti le origini, la storia, la pratica.

A garantire la costante riproduzione dell'insegnamento da Usui ai suoi successori provvede la Tradizione Orale: ogni dato viene passato di Maestro in Maestro dopo lunghi anni di apprendistato e di pratica con l'incarico preciso e la responsabilità di mantenere immutata sia la forma che l'essenza dell'insegnamento. Reiki nella corretta forma in cui viene tramandato è un Sistema, e come tale è composto da elementi che non possono mutare singolarmente senza alterare il significato complessivo e l'efficacia stessa della Pratica.

Di Giulio Uffreduzzi
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